LUGLIO, COL BENE CHE TI VOGLIO…

Ciao.

Ai miei arditi lettori.

A quelli storici, che ricordano i tempi d’oro di questo spazio di parole.

A quelli che vedo sempre, ai vicini… ed anche a quelli che stanno andando “alla deriva”.

Che dire, dunque. Ci siamo “lasciati” (solo in senso lato)  qualche mese fa con il buon Montale, che nel bel mezzo del freddo gennaio faceva squillare “le trombe d’oro della solarità”. Ed eccoci a fine luglio, in una mattina in cui piove… ma tranquilli… vi risparmio LA PIOGGIA NEL PINETO dell’inquieto D’Annunzio.

Giorni che scorrono rapidi, cambiando gli eventi e i cuori.

Giorni in cui ho visto tanti passi verso il futuro… in chi mi sta intorno e anche in me.

E così c’è chi ha chiuso un capitolo doloroso. Chi credeva di aver iniziato a scrivere un storia nuova ed ha visto la trama svanire in poche pagine. Chi ha cambiato residenza. Chi ha ricevuto le chiavi. Chi si è sposato. Chi ha festeggiato l’anniversario, con sorprese e contro sorprese. Chi si è messo in viaggio verso un giorno non poi così lontano in cui la vita segnerà una nuova e significativa svolta. Chi “è sempre sulla stessa barca”.

Purtroppo c’è anche chi ha sentito il freddo sulla pelle. E chi continua per la sua strada incurante dei  segnali di pericolo che preannunciano l’abisso.

Nelle ultime settimane mi è tornato il sentimentalismo… per vostra sfortuna! 🙂

Non sapete quanto amo, amici miei, guardarvi camminare stando in disparte… e studiare le mosse… le aspettative… i sogni.

Come facevo alla fermata dell’autobus da liceale, o in stazione, anche oggi, osservando gli sconosciuti: vedere la gente che passa e immaginarsi  chi è, dove è stata, dove va. 

Perciò a te che leggi, e sei arrivato qui per scelta, oggi dico:

“COL BENE CHE TI  VOGLIO, NON IMPORTA CHE TU SIA CANON O NIKON… PERCHE’ , LO SO, HAI UN BUON OBIETTIVO PER CUI VALE LA PENA DI CAMMINARE IN AVANTI, CON SLANCIO, SUPERANDO FATICHE E INCIAMPI…”

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IL BUON MONTALE

I LIMONI

Ascoltami, i poeti laureati           
si muovono soltanto fra le piante           
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.           
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi          
fossi dove in pozzanghere           
mezzo seccate agguantano i ragazzi           
qualche sparuta anguilla:           
le viuzze che seguono i ciglioni,           
discendono tra i ciuffi delle canne           
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.           

Meglio se le gazzarre degli uccelli           
si spengono inghiottite dall’azzurro:           
più chiaro si ascolta il susurro           
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,           
e i sensi di quest’odore           
che non sa staccarsi da terra          
e piove in petto una dolcezza inquieta.           
Qui delle divertite passioni           
per miracolo tace la guerra,           
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza           
ed è l’odore dei limoni.           

Vedi, in questi silenzi in cui le cose           
s’abbandonano e sembrano vicine           
a tradire il loro ultimo segreto,           
talora ci si aspetta           
di scoprire uno sbaglio di Natura,           
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,           
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta           
nel mezzo di una verità.           
Lo sguardo fruga d’intorno,           
la mente indaga accorda disunisce           
nel profumo che dilaga           
quando il giorno piú languisce.           
Sono i silenzi in cui si vede           
in ogni ombra umana che si allontana           
qualche disturbata Divinità.           

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo           
nelle città rurnorose dove l’azzurro si mostra           
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.           
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta           
il tedio dell’inverno sulle case,           
la luce si fa avara – amara l’anima.           
Quando un giorno da un malchiuso portone           
tra gli alberi di una corte           
ci si mostrano i gialli dei limoni;           
e il gelo dei cuore si sfa,           
e in petto ci scrosciano           
le loro canzoni           
le trombe d’oro della solarità.

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ARIA

Dopo tutta questa muffa.

Dopo tutta la ripetitività.

Dopo l’insistenza che stanca.

Dopo la stanchezza che insiste.

Aria di quattro chiacchere con un gelato in  mano.

Aria di un giro con chi so io.

Aria di una nuova “stella”.

Aria di dimissione.

Aria di ricambio.

Ricambio e cambio.

C’è bisogno di cambiare.

Di cambiare aria, opinione, carattere, provincia.

Fuori il coraggio… per non restare fuori dai giochi.

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MUFFA

MUFFA.

Muffa sulla frutta da buttare.

Muffa sulla pianta mezza marcia.

Muffa negli angoli bui delle cantine.

Muffa nel vasetto di pesto andato a male.

Muffa.  Muffa fastidiosa. Muffa da rimuovere.

MUFFA nei pensieri, quando ci piove dentro da un po’. Quando l’aria è stagnante… e le acque pure.

Lanciamo un sasso. Apriamo una finestra.

Non può esserci niente di male. Anche se è più che difficile.

Cari lettori, basta con la muffa del cuore e della mente. Da oggi vi concedo solo una muffa: quella del buon vecchio gorgonzola.

A voi, un -imboccallupo- speciale.

A te, che probabilmente non leggerai, un augurio… un invito. E anche un abbraccio, sincero e sentito quanto fastidioso. Fastidioso come queste parole, fastidioso come tutta questa paura, fastidioso come il dolore pungente. Fastidioso come la muffa! Apri una finestra, quella che ti pare… quella che ti invita di più. Apri la finestra e vedi cosa c’è…

Carpe diem, quam minimum credula postero!!! 

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GIROVAGANDO

Eccoci qua!

Vediamo di cosa possiamo parlare oggi.

Ebbene sì. Tre bei giorni in Val Formazza con tanto di terme. Meraviglioso. E un sacco di ricordi.

Qualche giretto serale con gli amici.

Una tappa dalla nonna.

Una tappa a casa dei miei che sono in vacanza.

Una mattinata di pesca in qualità di guadinatrice ufficiale.

I giorni passano in fretta: domenica partenza per il Veneto, rientro mercoledì e giovedì un bel matrimonio.

Il tempo ha un valore oggettivo. Verissimo. Ma ha, ancor più, un valore soggettivo e relativo.

Che bella scoperta, direte.

Già. Niente di più scontato di quanto scritto poco fa. L’importante è ricordarselo.

Un abbraccio a tutti, sincero.  

 

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SCIROCCO

Mmm… ci vorrebbe un po’ di vento per smuovere l’aria, a volte così statica da diventare soffocante.

Ieri primo Ferragosto “in famiglia” con tutte le modifiche degli ultimi mesi. Strano, ma molto bello.

Oggi consueto inizio di  giornata con Heidi. La solita Clara che vuole camminare, ma che rimanda sempre a domani, perchè non si sente pronta, perchè e troppo presto.

Per fortuna ci sono Heidi, il Nonno, la Nonna, Peter… a starle vicino con pazienza e a spronarla. Non se ne poteva più dell’educatrice sfiduciata…  rispedita dritta dritta a Francoforte con la sua mente eccessivamente e ciecamente quadrata.

Restiamo in attesa dello slancio di Clara. Di un suo schiaffo al tempo, di un suo rischio.

Chi può sapere se il tempo è quello giusto.

Chi può sapere quanto durerà questo tempo.

Chi può sapere se ci sarà un altro tempo così… o invece se ne andrà sprecato per non tornare più.

Che il coraggio sia più forte della paura.

Clara, non hai niente da perdere. Hai solo da guadagnare.

E tu lettore, cos’hai da perdere? Cos’hai da guadagnare?

Il vento soffia… inaspettato. Chissà dove ti spingerà, volente… o nolente.

 

SCIROCCO - Francesco Guccini

Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco 
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale, 
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco 
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale. 
Tu dietro al vetro di un bar impersonale, 
seduto a un tavolo da poeta francese, 
con la tua solita faccia aperta ai dubbi 
e un po' di rosso routine dentro al bicchiere: 
pensai di entrare per stare assieme a bere 
e a chiaccherare di nubi...

Ma lei arrivò affrettata danzando nella rosa 
di un abito di percalle che le fasciava i fianchi 
e cominciò a parlare ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi 
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè 
e le mani disegnavano sogni e certezze, 
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato 
fra lei e quell' altra che non sapevi lasciare, 
tra i tuoi due figli e l' una e l' altra morale 
come sembravi inchiodato...

Lei si alzò con un gesto finale, 
poi andò via senza voltarsi indietro 
mentre quel vento la riempiva 
di ricordi impossibili, 
di confusione e immagini. 

Lui restò come chi non sa proprio cosa fare 
cercando ancora chissà quale soluzione, 
ma è meglio poi un giorno solo da ricordare 
che ricadere in una nuova realtà sempre identica...

Ora non so davvero dove lei sia finita, 
se ha partorito un figlio o come inventa le sere, 
lui abita da solo e divide la vita 
tra il lavoro, versi inutili e la routine d' un bicchiere: 
soffiasse davvero quel vento di scirocco 
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare 
dietro alla faccia abusata delle cose, 
nei labirinti oscuri della case, 
dietro allo specchio segreto d' ogni viso, 
dentro di noi...

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HA HA, CHARADE YOU ARE…

Oggi ho un po’ di repulsione per tutti quelli che sono una “farsa”…

 
Ha, ha, charade you are…
You’re nearly a laugh
You’re nearly a laugh
But you’re really a cry
… you’re nearly a treat
… you’re nearly a treat
But you’re really a cry
 
…da PIGS (Three different ones)… naturalmente dei Pink Floyd 

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